La metamorfosi della guerra in Libia

Dopo tre mesi di “operazione militare cinetica” sulla Libia e di ritornelli onusiani sulla “protezione dei civili” dalle rappresaglie di Gheddafi, il presidente americano, Barack Obama, ammette che lo scopo della guerra è liberare il popolo libico da “quarant’anni di tirannia”. Nella dichiarazione dei leader del G8 si dice che Gheddafi “deve andarsene”, rifiuto palese dell’offerta di cessate il fuoco che il primo ministro libico Al Baghdadi al Mahmoudi ha inviato ai governi della coalizione. Leggi L’occidente non ha soluzioni per controllare le rivoluzioni arabe di Daniele Raineri e Luigi De Biase
27 MAG 11
Ultimo aggiornamento: 00:50 | 22 AGO 20
Immagine di La metamorfosi della guerra in Libia
Dopo tre mesi di “operazione militare cinetica” sulla Libia e di ritornelli onusiani sulla “protezione dei civili” dalle rappresaglie di Gheddafi, il presidente americano, Barack Obama, ammette che lo scopo della guerra è liberare il popolo libico da “quarant’anni di tirannia”. Nella dichiarazione dei leader del G8 si dice che Gheddafi “deve andarsene”, rifiuto palese dell’offerta di cessate il fuoco che il primo ministro libico Al Baghdadi al Mahmoudi ha inviato ai governi della coalizione. Se non lo chiamano “regime change” è soltanto per il riflesso pavloviano di avversione che il termine suscita nelle anime belle sulle due sponde dell’Atlantico, ma di questo si tratta. Obama ha fatto dall’inizio l’ambigua distinzione fra l’orizzonte politico dell’America in Libia – cacciare Gheddafi – e lo scopo della missione hic et nunc – proteggere la popolazione – e ha detto che tentare un cambio di regime con la forza sarebbe stato un errore. E così dopo un abbrivio pasticciato ne ha approfittato per accomodarsi sul sedile posteriore di questa guerra d’ispirazione anglo-francese che doveva essere breve e umanitaria mentre è lunga e con un mandato che esula dalla pura protezione dei civili.

Lo scopo della missione è cambiato assieme all’intera visione sulla primavera araba, che ora Obama concepisce come un movimento da sostenere per rovesciare i regimi illiberali. Tripoli rientra in questo schema ma per realizzarlo sul campo ci vogliono tempo, senso della missione e investimenti un po’ più significativi degli elicotteri di Parigi e Londra contro le truppe di Gheddafi – che potrebbero essere il preludio di un attacco terrestre, cioè il sigillo della metamorfosi della missione. E ora l’alleanza non sembra convinta della Freedom Agenda di Obama a tal punto da prendersi tutti questi rischi.
*****
Articoli correlati
http://www.ilfoglio.it/soloqui/9038Il 19 marzo, venti caccia decollati dalla Francia meridionale hanno attraversato il cielo della Libia colpendo quattro carri armati che muovevano dalla città contesa di Misurata verso Bengasi, la capitale dei ribelli che si oppongono a Muammar Gheddafi. [continua a leggere Daniele Raineri e Luigi De Biase]